Se volete avere un’idea di come ci si sta preparando al natale in questo
nostro Paese , allora fate un giro presso uno dei tanti mercatini dell’usato
sorti negli ultimi anni nelle nostre città. Se non fosse che viviamo in un
‘epoca di totale incertezza, confusione e sbandamento verrebbe quasi da pensare che ci siamo
(finalmente!) rinsaviti e puntiamo tutti
sull’ecologico, con grande soddisfazione di madre terra. Cosi non è., purtroppo. Sono ben altri i
motivi che ci spingono in questi luoghi.
Venerdì pomeriggio faccio un salto in un mercatino non lontano da casa,.
Non ho alcun problema a dire che ci vado: per l’ecologista che è in me , perché
si trova di tutto di più - dal cappello della nonna, alla terrina in ceramica
che cercavi da tempo - e perché, non da
ultimo si risparmia dando vita a vecchie cose (ma anche nuovissime! ). Un paradiso per la sottoscritta che si perde tra le
corsie ricche di ninnoli vari, pentole , giocattoli, mobilia demodé e libri, tanti libri.
Mentre il maritozzo passava in rassegna tutti gli LP del secolo in corso - (what’s LP ? Long Play per le nuovissime
generazioni che mi leggono, trattasi di vinile di lunga sonata. Un piatto nero con
solchi concentrici che messo su uno
strumento chiamato giradischi, produceva
musica ) - io, dall' ’altra parte dei locali notavo una
fila crescere. Pensavo fosse la cassa e invece…la gran folla con buste, bustoni,
carrelli pieni di ogni che attendeva di essere ricevuta per la valutazione..
Qui si può portare di tutto. Tutto è diviso
per genere merce e viene valutato e concordato un prezzo che al momento della
vendita viene diviso tra ex proprietario
e negozio. Tutto ciò a meno che di ricevere un rifiuto. Dall’altra parte del
bancone, “il selezionatore de noantri” : sciarpetta al collo e R moscia., decide
le sorti della prossima moda pret a porter . “No tesovo, questa non te la posso
pvopvio pvendeve. Andava tve anni fa ( mi faccio sorgere un dubbio: ma se è
tutto vintage qui???) -, non la vendevei” aggiunge. E’ evidente che un suo si o
un suo no valgono tanto per chi confida anche in pochi euro di guadagno. Le
espressioni sui volti parlano chiaro: niente merce, niente party e avanti il
prossimo. La coda si scioglie ma già nuovi clienti attendono di essere ricevuti
numeretto alla mano. E si ricomincia.
Rifletto e non poco su uno spaccato
di vita dei giorni nostri. Su quanto la dice lunga ritrovarsi qui, su quanta
speranza è riposta in chi vende le proprie cose per andare avanti, Su come ci si ingegna per provvedere a qualche regalo per Natale, poco importa
se di seconda mano . Una signora alle mie spalle esclama a gran voce: “Ah
bello, famme un prezzo bono che questo è puro cascmi e mi marito ce teneva tanto”.. Il maritozzo mi
recupera che è orario di chiusura: mi
sento fortunata, no meglio , come se fossi
la persona più ricca del mondo e avessi
fatto tredici e tra le mani stringo qualche
porcellana da forno .
Cosa vi occorre
600 gr di farina di ceci
Olio evo
Sale
Prezzemolo
Alcune gocce di limone
Come procedere
Sciogliere la farina di ceci in acqua salata e lasciare andare a fuoco
dolce, girando spesso con una paletta di legno e sempre nello stesso senso.
Dovete evitare si formino grumi. Quando il composto è pronto , spezzettate
grossolanamente il prezzemolo. E girate ancora un po’. Preparate una padella e
portate ad alta temperatura l’olio per friggere .Con l’aiuto di un cucchiaio
formate delle quenelle e lasciate friggere per qualche minuto. Scolatele su
carta assorbente e servite con qualche goccia di limone.. Tipiche della sicilia
occidentale, andrebbero fritte anche nello strutto e mangiate ancora calde dentro il pane caldo
tagliato a metà.


















