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giovedì 22 novembre 2012

Un libro e una tarte tatin



E’ inutile, non lo capirò mai. Io che sin da età prescolare salutavo perfino ogni singolo piccione per strada (mi dicono) non lo capirò mai. Sarà che questa crisi ci sta deviando nell’anima (lo dico senza crederci troppo però). Sarà che le giornate storte le abbiamo tutti e quando non ci gira bene non ce n'è per nessuno? Perché mai , mi chiedo, salutando  qualcuno magari nell’ascensore, per strada, al super , un buongiorno o  buonasera costa tanto?  Cosi per pochi minuti mi ritrovo a guardare nel vuoto chiedendomi cosa ho sbagliato. Il tizio che incroci ogni dì abbassa lo sguardo e va via; il benzinaio che da anni  ti serve va di fretta; la signora dal parrucchiere che alza gli occhi dalal sua rivista non accenna neanche ad un sorriso. Sono li , ma ignorano il tuo saluto. E poi il tizio dell'ascensore che porta a spasso fuffi: anche lui, niente. Almeno fuffi accenna uno scondizolio....almeno lui..
Siamo cosi stressati/distratti/assenti da non poter spendere un nanosecondo per augurare una buona giornata? Eppure sarebbe cosi semplice.….
 Ogni tanto è opportuno, dico io  rispolverare delle piccole regole di educazione, di vivere civile. Questo non perché non ci siano state insegnate, ne sono certa,  ma perché questi tempi moderni ci impongono una fretta che non può e non deve giustificare tutto a mio parere. Tempo fa mi è stato regalato questo bellissimo libro. Uno di quelli che difficilmente si nota in libreria ma che ha una lunga storia da raccontare, una storia che parte nel 1960. “Il saper vivere di DonnaLetizaè stato per anni il vademecum di giovani donne  alle prese con inviti, regali, pranzi e cene. Inchistro, (tanto a quell'epoca!) per esprimere opinioni  su come salutare; a chi cedere il passo; come apparecchiare; come comportarsi a tavola. Su cosa servire prima e su cosa evitare se gli ospiti sono reduci da un lungo viaggio. Su cosa portare in vacanza e cosa lasciare a casa. Il savoir- faire veniva  elargito dalle pagine di una nota rivista femminile, Grazia, presso la quale l'autrice,   Madame Colette ( all’anagrafe Rosselli, nota anche per essere stata la moglie di Indro Montanelli) ,  in arte Donna Letizia , rispondeva.  E se a questo punto vi venisse in mente la ben più nota Julia Child, sappiate che non è un caso: le due sono nate nella stessa epoca e forse qualcosa vorrà dire. Chissà che  facendo qualche ricerca più approfondita non  si scopra anche  di più.   “Il mondo cambia” racconta Madame in un’intervista - “ ma le buone maniere no”… o almeno non dovrebbero. Le etichette e consuetudini  che si leggono fanno sorridere forse e c’è un bon ton per ogni luogo e situazione, un vero riferimento per essere impeccabili in casa, fuori e con gli altri.
 Io ho provato a calarmi negli anni 50 per preparare questa torta. Il mio twin set color carta da zucchero e la longuette al polpaccio dicono che sono presentabile  e oggi gurda un pò, ho ospiti a pranzo. La mia tarte tatin è pronta, sfigurerò?
L’autrice ci ha lasciato nel 1996 ma tanto di lei resta: sapersi comportare bene non è una moda  ma qualcosa da tenere sempre ben presente, è il galateo del saper vivere. E’ cosi semplice.



Cosa vi occorre:
Un paio di cucchiai di zucchero di canna
1 barattolo di pesche sciroppate
250 g di farina 00
200 g di zucchero
100 g di burro
4 uova
1 bustina di lievito


Come dovete procedere:
Montiamo le uova con lo zucchero, uniamo il burro sciolto e poi la farina setacciata con il lievito. Poniamo sul fondo dello stampo la carta forno e cospargiamo con un paio di cucchiai di zucchero di canna, poi sistemiamo le pesche in modo armonico e  versiamo nello stampo il composto.  Inforniamo a 160° a forno già caldo e statico  per 50 minuti circa.

lunedì 18 giugno 2012

Mangiabevi con fragole e semi di chia







Scoppia il caldo e uno pensa: ci vorrebbe qualcosa di dissetante, fresco, magari insolito…
Nel panorama offerto dal mercato delle bollicine le novità non sono poi tante ma se l’orizzonte si sposta un po’ più in là, verso il bio, il naturale, qualcosa di nuovo lo si trova. Ok, non è allo stato liquido ma si presta a tante interpretazioni e ben si accompagna ai cocktail estivi. Sto parlando dei semi di chia, questi sconosciuti.
Tempo fa, nel mio pellegrinare in rete, sono stata rapita da un articolo che parlava di una particolare specie di salvia, la salvia ispanica e dei preziosi semini che da questa si ricavano. Cosa sono? Come si usano ?
Ho approfondito la mia ricerca per scoprire che la loro storia non è roba da poco: si parla di un paio di..secoli fa  e pare che già gli aztechi consumassero i suddetti per trarne forza durante le loro battaglie o come medicamento per tante infezioni ; per propiziare gli dei nelle cerimonie religiose e addirittura come moneta di scambio. Le popolazioni successive però ne hanno vietato la coltura e il consumo sino più o meno ai giorni nostri , quando, negli anni 90 gli stati dell’America latina ne hanno ripristinato la coltura esaltando al massimo i benefici. Quali sono questi? Pare siano un ’ottima fonte naturale di antiossidanti, fibra dietetica, proteine (ottimo per gli sportivi per la ricchezza di minerali!) vitamine ( come la A in particolare) e soprattutto, si propone come fonte dei nobili acidi grassi polinsaturi essenziali: gli Omega 3, che grazie all’elevato contenuto d’acido alphalinolenico, sono necessari per la salute.
Domanda : potevo non provarlo curiosa come sono? Ogni semino preso singolarmente non ha un vero sapore. E’ leggermente croccante ma si percepisce solo nell’insieme, quando tutti vengono tuffati  nelle zuppe, minestre, latte, insalate e bevande di ogni sorta previo ammollo, requisito essenziale. Io ho optato per un frappè di fragole e cosi ho ottenuto un mangiaebevi niente male.


Ingredienti x 4 bicchieri
400 grammi di fragole fresche
1 dl latte freddo
80 gr zucchero
50 gr di semi di chia

 Mettete le fragole nel frullatore o mixer e frullate per un paio di minuti. Aggiungete il latte ben freddo e lo zucchero. Dividete nei bicchieri e riponete in frigo per un 30 minuti.




martedì 22 maggio 2012

Vera finta torta charlotte glutenfree e alle pesche








Reduce da una di quelle fastidiosissime indisposizioni, una di quelle che ti costringono a letto e tolgono ogni appettito, sono di nuovo  qui. O meglio: qui c'è quel che resta di me.  Il cibo? Neanche a parlarne,  neanche se fosse stato Brad Pitt in persona a sussurarne  al mio orecchio. Per fortuna passa e non sono certo questi i (veri) problemi considerato quanto accadeva nel mondo, in Italia,  mentre la sottoscritta si  dannava sotto le coperte. Si è passati dal (presunto)  terrorismo al terremoto nel giro di 12 ore, dal sud al nord di questo Paese e nuovamente tanta amarezza intorno.  
In questo clima poco invitante all’ottimismo, poco festoso e poco digeribile, è capitato che qualcuno dovesse spegnere una candelina in più, nonostante tutto. Le condizioni non lo hanno permesso chiaramente  ma la  promessa per  tempi migliori andava fatta. Cosi, tornata bipede e in possesso delle mie capacità - gastriche comprese -   mi sono impegnata con questa tortina che ricorda tanto una charlotte se non fosse che proprio proprio non lo è…
Primo tentativo in assoluto di decoro, primo tentativo  con farine prive di glutine. Mi sono limitata ad un piccolo assaggio perché ad una fettina di torta non si dice mai di no.

Ingredienti
Per il pan di spagna
8 uova
1 pizzico di sale
200 grammi di farina bi aglut
200 grammi di zucchero
2-3 gocce di limone
2 tazzine di caffè

Per il ripieno
Circa 80 grammi di cioccolato fondente
(io ho utilizzato residui delle uova di cioccolata)

Per la decorazione
1-2 pesche mature (in alternativa potete usare le sciroppate)
1 conf di panna da montare
1 confezione savoiardi Schaer




Separate gli albumi dai tuorli e montateli a neve ferma con un pizzico di sale e qualche goccia di limone. Mettete da parte. Amalgamate i rossi d’uovo con lo zucchero e lentamente incorporate la farina. Una volta denso , aggiungete lentamente gli albumi e di nuovo amalgamante bene. Ponete il composto in una teglia con cerniera di circa 20 cm di diametro e infornate per 30 minuti a 180 gradi (come sempre dipende dal vostro forno!). Preparate una crema la cioccolato facendo sciogliere a bagno maria la cioccolata con un 3-4 cucchiai di panna. Una volta raffreddata, tagliate a metà, bagnate il disco sottostante  con il caffè al quale avrete aggiunto un cucchiaino di zucchero e stendete uno strato di crema al cioccolato. Ricoprite con l’altro disco e di nuovo bagnate con il caffè.
Prendete la pesca (anche due, dipende dalla grandezza) sbucciatele e tagliatele a fettine sottili disponendole a cerchio e come i petali di un fiore. Disponete i savoiardi intorno alla torta e legateli con un nastro o dello spago da forno. Se fossero troppo lunghi, tagliateli in senso orizzontale. Montate la panna e con l’aiuto di una sac-a-poche formate dei riccioli.



mercoledì 18 aprile 2012

Fragole (anche) senza panna, please!



Oggi niente ricetta. Da oggi sono a dieta. Da oggi niente dolci , niente calorie extra, niente vizi del palato. Oggi mangio solo frutta….. e magari più tardi uno spuntino con del pane. Certo, accompagnate da un paio di fette di qualcosa, non so, del prosciutto o uno spalmabile…mica posso rinunciare cosi damblè alle proteine??? Mi servono, altrimenti a sera come ci arrivo??? E se ci scappasse uno yoghurtino leggero, mica mi farà male no? Si si, sono a dieta. Poi stasera si cena regolarmente. No, un momento, i dietologi consigliano di fare un pasto completo a pranzo e leggero la sera. Vabbè, facciamo allora che chiedo allo specialista che è sempre meglio senza dubbio.
E poi la frutta dicevo. Lo sapete che le fragole ingannano un bel po’con quel colorino rosso valentino? Si è vero, sono zuccherine, ma forse non tutti sanno che proprio dal loro frutto viene estratto lo xilitolo, un dolcificante che spessissimo è presente nelle caramelle e gomme da masticare che riportano “senza zucchero” sulla confezione. Ad ogni modo , erroneamente, ho sempre creduto avessero almeno un 30 calorie a fragola e guai a mangiarne tante, invece…Invece no. Sono ricche di flavonoidi (come i mirtilli e i frutti di bosco!) e sono eccellenti antinfiammatori. Le calorie si aggirano intorno a 25-30 per 100gr e …niente zucchero si intende. Inoltre, in uno studio condotto su un gruppo di persone obese volontarie è stato dimostrato che chi mangiava un pasto ricco di carboidrati – pane, pasta, ecc…- e lo accompagnava con succo a base di fragole, riduceva di gran lunga i marcatori infiammatori rispetto ad un altro gruppo che similmente consumava lo stesso pasto ma senza la bevanda. Interesting! Ma poi mi dico: vogliamo mettere il colore invitante, l’ampio uso tra i fornelli e perché no? Anche la filmografia? Chi non ha visto l’indimenticabile il posto delle fragole”il cui nome è stato ispirazione per molti ristoranti in tutta in Italia??? Me ne vengono in mente un paio solo a Roma…ma anche tanti libri e saggi rendono omaggio al frutto. Se non vi ho convinto, allora provate a leggere questo libro, davvero carino e divertente conoscerete anche voi la  maionese di fragole e forse ne avrete voglia in men che non si dica.

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